L'assassino di Matteotti ci ride in faccia e ci dice che ne abbiamo ancora da fare molto in termini di revisione storica!

 

Buona parte di quelli che hanno affermato una continuità politica della resistenza con lo stato italiano del dopoguerra anche solo parziale hanno mentito , lo dimostra la storia dell'assassino Dumini , che definisco più sicario che fascista ,(sicario ben pagato) , il fatto che abbia passato gli ultimi 11 anni di vita libero di passeggiare nelle vie o piazze intitolate alla sua vittima lo dimostrano e sono solo stati 11 a causa di un incidente domestico......

NESSUNO MI RISULTA HA PROTESTATO , QUESTO LA DICE LUNGA SULLA MALAFEDE IMPERANTE , FINCHE' QUESTA NON SARA' BANDITA NON VI POTRA' ESSERE NULLA DI BUONO NEL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE !

 

Di seguito alcune brevi note.

CHI ERA DUMINI PRIMA DEL DELITTO MATTEOTTI

 

È riferito a questo periodo il ritratto che Emilio Lussu gli dedica nel libro Marcia su Roma e dintorni:

« La squadra fascista che aveva compiuto l'impresa era comandata da Amerigo Dumini. Io lo conoscevo di fama. Sei mesi prima, si era battuto in duello con il giornalista Giannini, socialista, che egli aveva fatto aggredire in un teatro di Roma. Giannini era uno schermidore abilissimo, e Dumini durante lo scontro, preso dal panico, era fuggito. Negli ambienti fascisti passava per intrepido. Era molto celebre e, fra gli assassini politici, teneva il primato assoluto. Amava presentarsi dicendo: "Dumini, nove omicidi!" La sua azione più brillante l'aveva compiuta in pubblico, a Carrara. A causa di un garofano rosso, egli aveva schiaffeggiato una ragazza. La madre e il fratello, presenti, avevano fatto delle rimostranze. Egli aveva risposto freddando entrambi a colpi di pistola. Ora viveva a Roma, al servizio dell'Ufficio Stampa del presidente del Consiglio. Per quanto sapesse appena leggere e scrivere, era considerato una buona penna. Aveva stipendio lauto e regolare e viaggiava in prima classe, attorniato da segretari particolari, fissi ed avventizi. »

(Emilio Lussu[4].)

DOPO AVER AMMAZZATO MATTEOTTI

 

Tra il 16 ed il 24 marzo 1926 si svolse il processo contro Dumini e le altre persone implicate nell'omicidio. La vicenda giudiziaria si chiuse con tre assoluzioni e tre condanne (tra cui lo stesso Dumini) per omicidio preterintenzionale tutte a cinque anni, undici mesi e venti giorni, di cui quattro condonati in seguito all'amnistia generale del 1926.

Dumini ricatta Mussolini

Uscito di galera, inizia la carriera di ricattatore, pretendendo dal partito premi, ricompense ed il pagamento delle spese processuali. Poco dopo la sua scarcerazione si presenta alla presidenza del Consiglio pretendendo di parlare con Mussolini: «Sono qui per lavarmi dal sangue di Matteotti». Il Tribunale di Viterbo lo condanna, il 9 ottobre 1926, a quattordici mesi di detenzione per porto abusivo d'armi e oltraggio a Mussolini. Nel 1927 è di nuovo libero, per grazia sovrana, e le alte sfere cercano di sbarazzarsi definitivamente di lui mandandolo in Somalia, dove si trasferisce nell'estate 1928[2], e garantendogli una pensione di cinquemila lire al mese, che per l'epoca è una somma altissima. Anche qui però Dumini viene arrestato in ottobre, rispedito in Italia e condannato a cinque anni di confino[2]. Tra gli altri luoghi, scontò parte del confino alle Isole Tremiti.
A novembre del 1932 è libero, ma viene nuovamente arrestato il 12 aprile 1933[2]. Intanto fa sapere a Emilio De Bono di aver consegnato a dei notai texani un manoscritto con la verità sul delitto Matteotti. Il ricatto ancora una volta funziona e viene posto di nuovo in libertà su ordine di Mussolini[2], con un indennizzo di cinquantamila lire.

Su proposta del capo della polizia Bocchini, nella primavera del 1934 si trasferisce in Cirenaica; qui si dà all'attività di imprenditore agricolo e commerciale, ricevendo ingenti finanziamenti dal governo italiano, ammontanti, fra il 1935 e il 1940, a più di due milioni e mezzo di lire[2].

DOPO LA GUERRA

 

Alla fine della guerra, sotto falsa identità lavorò per le truppe d'occupazione americane facendo da autista e da interprete. Ma il 18 luglio 1945 fu arrestato per caso a Piacenza. Nei suoi confronti fu riaperto il processo per l'omicidio Matteotti e Dumini fu riconosciuto colpevole di omicidio premeditato e condannato all'ergastolo il 4 aprile del 1947. Ancora una volta però riuscirà ad uscire di galera dopo soli 6 anni grazie all'amnistia concessa dal Governo Pella nel 1953. Sarà poi graziato definitivamente nel 1956.

Dopo il 1956, tornato libero si iscrisse al Movimento Sociale Italiano senza però entrare direttamente in politica. Trasferitosi a Roma, morirà nel Natale del 1967, a 73 anni, presso l'ospedale San Camillo in seguito alla violenta scarica elettrica ricevuta accidentalmente nella propria abitazione mentre tentava di cambiare una lampadina nello studio dove era solito scrivere

DUMINI DIVENTA LIBERO CITTADINO DAL 56 AL 67 ...MA NESSUNO NE PARLA O PROTESTA!

 

EPPURE NON VI E' CITTA' IN ITALIA CHE NON ABBIA UNA VIA O UNA PIAZZA COL NOME DI MATTEOTTI LA STORIA DEL DOPOGUERRA E' TUTTA DA RISCRIVERE !